venerdì 21 dicembre 2012

MI DIVERTO: Riduciamo la velocità sulle strade delle nostre ci...

Riduciamo la velocità sulle strade delle nostre città


Riduciamo la velocità sulle strade delle nostre città .
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Secondo i dati INAIL, ogni giorno 57 pedoni sono coinvolti in incidenti stradali 2 dei quali perdono la vita; di questi il 35% viene investito sulle strisce pedonali. In totale fanno 730 pedoni morti all’anno.
Un pedone può essere ucciso dall’imprudenza, dalla disattenzione, dalla non curanza, in ogni caso dall’eccessiva velocità . Per rendersene conto basta pensare che investire una persona a 50, a 75 o a 100 km/h equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo. Le possibilità di sopravvivenza ad un impatto di questo tipo non serve neppure calcolarle.
7.625 pedoni e 2.665 ciclisti uccisi in 10 anni sulle strade italiane sono un tributo troppo alto da pagare per l’ebbrezza della velocità ed è per questo che chiediamo che venga immediatamente introdotto il limite di velocità massimo di 30 KM/H in tutte le aree residenziali d’Italia, con eccezione delle arterie a scorrimento veloce.
Si stima che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media nel nostro Paese farebbe diminuire la mortalità stradale del quattro per cento. Ridurre la velocità media di 20 km/h significa dimezzare i decessi sulla strada.
In cambio dovremo rinunciare alle brusche accelerazioni in città e a circa il 3% del nostro tempo di percorrenza.
Chiediamo solo di poter attraversare la strada ed essere sicuri di arrivare sani e salvi dall’altra parte. Non chiediamo troppo, vero?

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LEGGI ANCHE http://cipiri1.blogspot.it/2012/12/ciclisti-picchiati-milano.html


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lunedì 10 dicembre 2012

Campagna Internazionale per il Tibet



La Campagna Internazionale per il Tibet si congratula con l'Unione europea per essere insignito del Nobel per la Pace 2012 e per il riconoscimento del ruolo chiave che ha giocato in Europa e nel mondo per promuovere la pace, la prevenzione dei conflitti e la gestione dei conflitti.

In occasione della Cerimonia Premio Nobel della Pace, la Campagna Internazionale per il Tibet proiettato il 10 dicembre una immagine sul palazzo del Consiglio dell'Unione europea a Bruxelles, del Dalai Lama e di incontro Xi Jinping, al fine di trasmettere un messaggio forte l'urgenza di un tale riunione.

Vincent Metten, politica dell'UE direttore ha detto: "Questo premio dà all'Unione europea ancora maggior autorevolezza nella sua riconciliazione e costruzione della pace del lavoro e ora è il momento per questo da applicare alla crisi in Tibet Una tragedia si svolge in tutto l'altopiano tibetano. da più di 90 tibetani si sono posti nel fuoco in seguito l'angoscia di oppressione e la separazione dal loro leader in esilio del Dalai Lama, un collega del Premio Nobel per la Pace. L'UE deve ora intensificare i suoi sforzi per facilitare una ripresa del dialogo tra i tibetani e di facilitare l'incontro tra la Jinping nuovo leader cinese Xi e il Dalai Lama ".
L'Unione europea si unisce un corpo augusto vincitori, tra cui il Dalai Lama che ha ricevuto il premio nel 1989. Due anni fa, i cinesi intellettuale Liu Xiaobo è stato insignito del premio stesso, ma non ha potuto partecipare alla cerimonia, come era in prigione in Cina. In carcere dal dicembre 8, 2008, Liu Xiaobo è stato condannato il 25 dicembre 2009, di carcere e due anni di undici anni la privazione della politica e sta scontando la pena in un carcere di Jinzhou, nella provincia di Liaoning.

Ventitré anni dopo aver ricevuto il premio, il 14 ° Dalai Lama, è ancora in attesa per la realizzazione della sua visione di pace e sicurezza per il Tibet, dove la situazione è più grave oggi di quanto non fosse nel 1989. Sessanta anni di politiche fallimentari della Cina in Tibet hanno portato a una profonda crisi in Tibet con 92 tibetani si impostazione fuoco come lo chiamano per la libertà e il ritorno del loro leader in esilio del Dalai Lama. Non c'è stato alcun incontro tra i funzionari cinesi ei rappresentanti del Dalai Lama a partire dal gennaio 2010, il periodo più lungo in quanto il dialogo riavviato tra le due parti nel 2002.
Mentre il governo cinese ha cercato di minimizzare la situazione, le auto-immolazioni esporre una crisi politica del Tibet della leadership di Pechino. Una nuova pubblicazione dalla Campagna Internazionale per il Tibet, 'Tempesta nelle praterie: auto-immolazioni in Tibet e la politica cinese ", pubblicato il 10 dicembre, riferisce che una frequenza quasi giornaliera di auto-immolazioni nelle ultime settimane dimostra una volontà forte tra i tibetani per costringere la nuova leadership cinese per affrontare le politiche e le oppressioni che sono le cause di questi atti. Il rapporto ICT è disponibile per il download come PDF elettronico a

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La traduzione è stata fatta google quindi .....
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domenica 9 dicembre 2012

ASSISTENZA LEGALE A SPESE DELLO STATO


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sabato 1 dicembre 2012

Palestina, è diventata il 194° stato del mondo!!!




 Avaaziani, è davvero il momento di festeggiare!

Poche ore fa l'ONU ha votato in modo schiacciante per il riconoscimento della Palestina, che è diventata così il 194° stato del mondo!!! E' una vittoria incredibile per il popolo palestinese, per la pace e per il nostro movimento. Persone da tutto il mondo si stanno unendo alle folle oceaniche in Palestina per festeggiare.

Il viaggio del popolo palestinese verso la libertà non finisce qui. Ma questo è stato un passo importantissimo e la nostra comunità ha svolto un ruolo fondamentale. L'ambasciatore della Palestina in Europa oggi ha detto:

"Avaaz e i suoi membri in tutto il mondo hanno giocato un ruolo cruciale nel convincere i governi a supportare il riconoscimento e sostenere il popolo palestinese verso la libertà e la pace. Sono stati al nostro fianco durante tutto questo processo e il loro sostegno e la loro forza saranno riconosciuti e ricordati con gioia in tutta la Palestina" - Leila Shahid, delegato generale della Palestina in Europa.

 Il governo americano e quello israeliano, spinti da gruppi estremisti molto potenti (sì, tristemente anche Obama ha ceduto), hanno portato avanti ogni tipo d'intimidazione per cercare di far fallire il voto, dalle minacce economiche alla possibilità di deporre il Presidente palestinese se fosse andato avanti. Quello europeo è stato un voto chiave ma incerto fino all'ultimo: sotto l'enorme pressione degli USA i leader europei fino a due settimane fa erano per non sostenere il riconoscimento dello stato palestinese. Con la consapevolezza della posta in gioco la nostra comunità ha risposto con la velocità e la forza democratica di cui c'era bisogno per vincere:

  • Quasi 1,8 milioni di noi hanno firmato la petizione in favore del riconoscimento.

  • Migliaia di noi hanno effettuato donazioni per finanziare sondaggi d'opinione pubblici in tutta Europa, mostrando così che un preponderante 79% degli europei era a favore dello stato palestinese. I nostri sondaggi sono stati ripresi da tutti i media e citati ripetutamente nei dibattiti parlamentari in Gran Bretagna, Spagna e Francia!
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  • Abbiamo mandato decine di migliaia di email, messaggi Facebook e tweet ai leader di tutta Europa e abbiamo effettuato migliaia di chiamate a ministri degli esteri e capi di stato.

  • Abbiamo spiegato una gigantesca bandiera alta quattro piani proprio fuori dalla Commissione Ue a Bruxelles (a destra) mentre i leader partecipavano al vertice. Subito dopo, abbiamo effettuato un'altra dimostrazione a Madrid. Tempo fa avevamo addirittura fatto passare una flotta di navi di fronte alla sede dell'ONU per chiedere che il riconoscimento della Palestina fosse finalmente messo al voto. Le nostre azioni hanno conquistato i titoli dei giornali in tutta Europa.

  • Lo staff di Avaaz e i suoi membri hanno incontrato decine e decine di ministri, massimi consiglieri, capiredattori, parlamentari e opinion leader in ciascuno dei paesi chiave, in molti casi facendo squadra per convincere i leader uno dopo l'altro attraverso advocacy, pressione, risoluzioni parlamentari e dichiarazioni pubbliche, sempre agendo grazie alla forza e alla legittimazione dal basso.

  • Abbiamo raggiunto i maggiori opinion leader, tra cui Stéphane Hessel, un novantaquattrenne sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti,  e Ron Pundak, un israeliano che ha giocato un ruolo chiave nel processo di pace di Oslo, affinché si esprimessero pubblicamente in favore del riconoscimento dello stato palestinese.
Uno dopo l'altro, stati chiave in Europa hanno rotto con gli USA per rispondere alla richiesta di giustizia e ai loro cittadini. Nel conteggio del voto finale che abbiamo ottenuto da poco, solo 9 paesi su 193 hanno votato contro! Francia, Spagna, Italia, Svezia e gran parte dell'Europa ha votato a favore della Palestina.

Gli USA e Israele hanno sostenuto inizialmente che il riconoscimento avrebbe costituito una minaccia per la pace, e poi, dopo aver perso, che il risultato non avrebbe contato poiché si trattava di un voto simbolico. Ma se fosse stato solo simbolico non avrebbero fatto tutto il possibile per cercare di fermarlo. E dopo anni di negoziati in malafede e di accettazione da parte di Israele dello status quo, mentre colonizzava altri territori palestinesi, questa mossa mostra agli USA e a Israele che se non gestiranno i rapporti internazionali in buona fede, i palestinesi e il mondo intero andranno avanti senza di loro. Si tratta di una base di partenza più equilibrata per delle reali trattative di pace. E questa è la migliore alternativa alla violenza portata avanti tanto dal governo israeliano quanto da Hamas a Gaza nello scorso mese.

Per decenni il popolo palestinese ha sofferto a causa della dittatura militare israeliana, con controlli repressivi sui loro spostamenti e sul lavoro, una continua negazione dei loro diritti e la minaccia costante dovuta all'insicurezza e alla violenza. In questo giorno di 65 anni fa l'ONU riconosceva lo stato di Israele, iniziando un percorso per stabilire una patria sicura per il popolo ebraico. Oggi i palestinesi compiono un passo avanti lungo lo stesso percorso e guadagnano, agli occhi della comunità internazionale, la dignità che è stata loro negata per una generazione. E' da quella dignità che potremo costruire le fondamenta per la pace.

Con speranza e gioia,

Ricken, Alice, Ari, Wissam, Allison, Sam, Julien, Pascal, Wen, Pedro, Saravanan, Emma, Ben, Dalia, Alexey, Paul, Marie, Aldine, Luca, Jamie, Morgan e tutto il team di Avaaz.

P.S. Qui ci sono alcune fonti: l'Associated Press parla della vittoria di oggi, il Guardian riferisce dei nostri sondaggi di due settimane fa, il Daily Briefing di Avaaz fornisce una mappa del risultato del voto, e Haaretz spiega la risposta di Israele.

Sostieni la comunità di Avaaz! Siamo interamente finanziati dalle donazioni e non riceviamo contributi da governi o multinazionali. La nostra super squadra garantisce che anche la più piccola donazione fa strada.
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