lunedì 1 agosto 2016

Evasione fiscale, reato prescritto per Gino Paoli


Gino Paoli
  il pm chiede l'archiviazione

Il cantautore aveva concordato con l'Agenzia delle Entrate una rateizzazione per estinguere un debito di 800mila euro con l'Erario. La vicenda era nata lo scorso anno da una costola dello scandalo sulla truffa a banca Carige

Il reato è prescritto e dunque l'inchiesta sulla presunta maxi evasione fiscale del cantante Gino Paoli va archiviata. La richiesta, come anticipato da La Stampa e Il Secolo XIX, è stata presentata nei giorni scorsi dal pm Silvio Franz che ha coordinato l'inchiesta della Guardia di finanza.

Il cantautore, difeso dall'avvocato Andrea Vernazza, aveva concordato con l'Agenzia delle Entrate una rateizzazione per estinguere il debito con l'Erario. Nel frattempo è arrivata la richiesta del pm: poiché non è possibile determinare con certezza la data di inizio dell'evasione, che dovrebbe comunque essere datata prima del 2008, va prescritta.

La vicenda era emersa lo scorso anno ed era nata da una costola dello scandalo sulla truffa a banca Carige che portò in carcere, tra gli altri, l'ex presidente dell'istituto di credito Giovanni Berneschi e anche il commercialista Andrea Vallebuona, al quale lo stesso cantautore si rivolse per far rientrare due milioni 'in nero' trasferiti su un conto aperto in una banca svizzera. Durante le intercettazioni ambientali, utilizzate dalla procura durante l'indagine su Carige, lo stesso Paoli viene sentito mentre discute del 'rimpatrio' del denaro "senza doverlo scudare". Secondo le Fiamme gialle e il pm, Paoli non avrebbe pagato all'erario 800mila euro derivanti dalla mancata dichiarazione dei redditi su quei due milioni di euro, secondo l'accusa frutto di pagamenti in nero per le esibizioni alle feste dell'Unità.



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