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martedì 4 settembre 2012

Raccolta di firme in favore dei Giudici di Palermo e Caltanissetta

 
 Raccolta di firme in favore dei Giudici di Palermo e Caltanissetta
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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/stato-mafia-pm-accerchiati-nostra-raccolta-di-firme-per-rompere-silenzio/321271/
di Antonio Padellaro | 9 agosto 2012
Sono una vostra abbonata e vorrei chiedervi se potete iniziare una raccolta di firme in favore dei Giudici di Palermo e Caltanissetta. Mi sembra che la gente debba poter dire la sua. È vero che ci sono le vacanze, ma le firme servono adesso. Grazie. Margherita Siciliano (Collegno)

Cara Margherita, di lettere come la sua ne riceviamo tante. Anche no
i pensiamo che, di fronte all’incredibile accerchiamento cui sono sottoposti i pm di Palermo da parte di Quirinale, Csm, Avvocatura dello Stato, Pg della Cassazione e governo, una risposta dei cittadini sia indispensabile.Dai partiti non ci aspettavamo granché: a parte Di Pietro (per questo messo al bando dal sinedrio), non una sola voce si è levata a sostegno della Procurache sta indagando su una delle più infami trame della storia repubblicana. Quella tra pezzi dello Stato e i vertici di Cosa Nostra. Quella che Paolo Borsellino (ora commemorato dalle solite lacrime di coccodrillo) aveva molto probabilmente scoperto prima di essere assassinato in via D’Amelio.

Per averlo ricordato, anche il procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato rischia di pagare un prezzo salato. Sulla guerra dichiarata a questi magistrati impegnati sulla trincea più rischiosa, tacciono perfino i vertici dell’Associazione magistrati con l’eccezione di quello palermitano. Dell’indecente silenzio di tomba osservato dalla quasi totalità della stampa italiana si occupa Marco Travaglio. Insomma, cara Margherita, non ci restano che le nostre voci e le vostre firme. Scateniamole come un uragano in questa estate della pavidità e della vergogna, scrivendo a www.ilfattoquotidiano.it Esprimiamo il sostegno più forte ai magistrati coraggiosi che troppi vogliono isolare e punire. Facciamoci sentire!
 
TRATTATIVA STATO-MAFIA

CON CHE FACCIA

di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano 04.09.2012

La buttiamo lì: e se, dietro il presunto “attacco al Quirinale”, non ci fossero né le “menti raffinatissime” (Mulè, figuriamoci) evocate da Piero Grasso né i “personaggi politici ben noti” che il procuratore nisseno Sergio Lari si guarda bene dal nominare ?

E se il Quirinale avesse fatto tutto da solo ?

A furia di sviare l'attenzione dal cuore del problema, politici, giornaloni al seguito e procuratori in carriera son riusciti a far dimenticare come la storia è cominciata e chi ha fatto cosa (al punto che Mancino si propone addirittura come paciere, manco fosse un passante e non colui che ha coinvolto la Presidenza della Repubblica nei suoi guai privati).

A metà giugno la Procura di Palermo chiude l'indagine su 11 fra mafiosi, carabinieri e politici accusati di aver costretto a suon di bombe lo Stato a trattare con Cosa Nostra; più Mancino (falsa testimonianza).

Fra gli atti depositati e non più segreti ci sono otto telefonate fra Mancino e il consigliere del Colle Loris d'Ambrosio (quelle tra Mancino e Napolitano, penalmente irrilevanti, restano segrete).

Cosa si son detti Mancino e D'Ambrosio lo sappiamo, anche se tutti fingono di dimenticarlo.

Dopo aver sparlato con lui dei colleghi palermitani, D'Ambrosio rivela all'ex ministro quel che fa e gli dice di fare “il Presidente” che “ha preso a cuore” il suo caso: intervenire sull'indagine di Palermo per “coordinarla” con quella di Caltanissetta (sulle stragi del '92), dove Lari esclude responsabilità penali di politici.

Ma, siccome il “coordinamento” è già stato assicurato dal Csm (presieduto da Napolitano) un anno prima, l'obiettivo è un altro: intralciare l'indagine sulla trattativa e indirizzarla sulla linea minimalista, almeno sul fronte “politico”.

Mancino, con D'Ambrosio, è allusivo e vagamente ricattatorio: “Sono emarginato, distrutto ... non è giusto … Vorrei evitare che venisse accolta l’istanza di un ulteriore confronto con Martelli ... O tuteliamo lo Stato, o se qualcuno ha fatto qualcosa poteva dire 'ma io debbo avere tutte le garanzie anche per quanto riguarda la rilevanza statuale delle cose che sto facendo'...”.

Il messaggio su chi ha “fatto qualcosa”, non si sente “tutelato” in alto loco e potrebbe tirare in ballo altri, giunge a destinazione.

Il Quirinale mette in croce Grasso (che risponde picche); e il suo superiore, il Procuratore Generale di Cassazione Vitaliano Esposito (il quale, al telefono con Mancino che lo chiama “guaglio'”, si mette “a disposizione”) e il suo successore Gianfranco Ciani.

Il 3 aprile Napolitano, all'insaputa di tutti, anche del C.S.M. (Consiglio Superiore della Magistratura unica istituzione titolata a occuparsi del caso), scrive al P.G. per raccomandare le lagnanze di Mancino.

La lettera resterebbe per sempre segreta se l'uscita delle telefonate non costringesse il Colle a renderla pubblica tre mesi dopo.

Ciani convoca Grasso su input di Napolitano e gli prospetta di “avocare” o “coordinare” l'indagine, ma Grasso respinge le pressioni, prima a voce poi per iscritto.

“Il 22 maggio – rivelerà al Fatto - ho risposto a Ciani che l'avocazione non è nei miei poteri” e “nessun potere di coordinamento può consentire al P.N.A. (Procuratore Nazionale Antimafia) di dare indirizzi investigativi e ancor meno di influire sulla valutazione degli elementi di accusa acquisiti dai singoli uffici giudiziari”.

Con che faccia, oggi, si può raccontare che il Quirinale non ha mai tentato di interferire nelle indagini sulla trattativa ?

E' alla luce di questi fatti ultraconfermati (il Colle non ha mai smentito D'Ambrosio né il Pg ha smentito Grasso), che da due mesi chiediamo a Napolitano di spiegare agl'italiani cosa disse, negli stessi mesi, a Mancino.

Con che faccia si può spacciare una domanda legittima, rivolta alla luce del sole dalla libera stampa alla più alta carica dello Stato, per un attacco destabilizzante al Quirinale ordito nell'ombra da menti più o meno raffinate ?

In questa storiaccia sono in tanti ad aver agito nell'ombra.

Noi no.

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domenica 5 agosto 2012

VERITA': MORTE BORSELLINO, TRATTATIVA MAFIA


DIVULGATE QUANTO POTETE !

La lettera al Consiglio Superiore della Magistratura firmata da 320 Magistrati e ora aperta anche alla adesione della Società Civile. Noi abbiamo già firmato. Perchè sia chiaro che la libertà di espressione è un valore Costituzionale e un bene a cui non siamo disposti a rinunciare, e perchè vogliamo che sia fatta luce totale sulla ignobile trattativa fra alcuni organismi (o personaggi) dello Stato e la mafia.

SEGUE LETTERA DA COPIARE/INCOLLARE E FIRMARE ... DIVULGATE IL PIU' POSSIBILE IL C.S.M. SI RIUNISCE GIA' LA SETTIMANA PROSSIMA

https://www.facebook.com/notes/federico-ferme/lettera-a-sostegno-di-roberto-scarpinato-copiaincollainviadivulga-verita-su-mort/464451073579022
di: ORA E SEMPRE RESISTENZA.
LETTERA A SOSTEGNO DI ROBERTO SCARPINATO .. COPIA/INCOLLA/INVIA/DIVULGA .. VERITA' SU MORTE BORSELLINO E TRATTATIVA MAFIA
La lettera al Consiglio Superiore della Magistratura firmata da 320 Magistrati e ora aperta anche alla adesione della Società Civile. Noi abbiamo già firmato. ...
Di: Federico Ferme
La lettera al Consiglio Superiore della Magistratura firmata da 320 Magistrati e ora aperta anche alla adesione della Società Civile. Noi abbiamo già firmato. ...

La lettera al Consiglio Superiore della Magistratura firmata da 320 Magistrati e ora aperta anche alla adesione della Società Civile. Noi abbiamo già firmato. Perchè sia chiaro che la libertà di espressione è un valore Costituzionale e un bene a cui non siamo disposti a rinunciare, e perchè vogliamo che sia fatta luce totale sulla ignobile trattativa fra alcuni organismi (o personaggi) dello Stato e la mafia.
(sul sito www.centrostudisao.org si può leggere la lucida e commovente lettera di Roberto Scarpinato a Paolo Borsellino, che determinato l'apertura di una pratica presso il C.S.M. per il trasferimento d'ufficio di Scarpinato)
ringrazio Jole Garuti, direttrice del Centro Studi Saveria Antiochia Omicron (Osservatorio Milanese Infiltrazioni Criminalità Organizzata Nord Italia - Saveria Antiochia madre dell'Agente Roberto Antiochia assassinato dalla mafia al fianco del Commissario Ninni Cassarà mentre era volontario alla scorta nel 1985)
SEGUE LETTERA DA COPIARE/INCOLLARE E FIRMARE ... DIVULGATE IL PIU' POSSIBILE IL C.S.M. SI RIUNISCE GIA' LA SETTIMANA PROSSIMA
Da: federico....@......it
A: marco.imperato@giustizia.it
Cc: info@centrostudisao.org
inviata 05.08.2012 ore 9:27
OGGETTO: Sostegno a Roberto Scarpinato e alla Libertà di Espressione
SOTTOSCRIVO LA PRESENTE LETTERA
Chi ha memoria storica e consapevolezza culturale sa che la storia del nostro Paese è anche la storia di poteri criminali che ne hanno condizionato lo sviluppo sociale, politico ed economico.
Chi ha una coscienza morale e professionale e il coraggio di non rassegnarsi a quello che è accaduto ed accade nel nostro Paese, ha il dovere civico di associare il proprio impegno professionale e culturale alla difesa intransigente dei valori Costituzionali e di opporsi al rischio di un progressivo svuotamento dello Statuto della Cittadinanza che, lasciando spazio al crescere di una rassegnata cultura della sudditanza, determina il degrado del vivere comune a causa del proliferare di furberie, sopraffazioni, arroganze, servilismi e cortigianerie interessate.
Chi, oltre a possedere quella coscienza e quel coraggio, può spendere la credibilità di una vita passata a combattere i poteri criminali, ha il dovere e il diritto di marcare la differenza tra l'agire autenticamente democratico e quello di chi si adatta alle situazioni e preferisce il vivere mediocre che supporta e stabilizza le ingiustizie e le mistificazioni. E' il dovere della Verità e della conoscenza ciò che qualifica la statura etica della persona, qualunque sia la sede o il contesto in cui si concretizza la sua esistenza.
La Verità e la Giustizia insite nella coscienza, nel coraggio, nell'impegno di ogni cittadino non possono essere fonte di equivoci o divenire espressione di un sapere egoistico in quanto socialmente limitato. Esse devono, invece, manifestare il pregio della chiarezza, della trasparenza, del riconoscimento, anche ricordando quanto la fatica giurisdizionale ha accertato nell'interesse primario del sapere collettivo.
Il 19 Luglio 2012 Roberto Scarpinato ci ha ricordato la coscienza, il coraggio, l'impegno per la Giustizia e la Verità di Paolo Borsellino, il quale, esponendosi in prima persona, denunziò pubblicamente più volte come per mobilitare tutte le migliori risorse della Società Civile nel contrasto alla mafia, fosse indispensabile ripristinare la credibilità dello Stato minata da quanti, pur ricoprendo cariche pubbliche, conducevano tuttavia vite improntate a quello che egli definì il "puzzo del compromesso morale che si contrappone al fresco profumo della Libertà".
A vent'anni dalla strage di Via D'Amelio restano, purtroppo, attuali le sofferte parole che Paolo Borsellino, esempio illuminante di uomo di Stato, dedicò a questo tema e ricordate da Roberto Scarpinato: "Lo Stato non si presenta con la faccia pulita ... Che cosa si è fatto per dare allo Stato ... una immagine credibile ? ... La vera soluzione sta nell'invocare, nel lavorare affinchè lo Stato diventi più credibile, perchè noi ci dobbiamo identificare di più in queste Istituzioni". "No, io non mi sento protetto dallo Stato perchè quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale".
Lo scritto di Roberto Scarpinato, nella forma di una lettera ideale, così come gli era stato richiesto dai familiari di Borsellino, è stato un omaggio alla Verità ed alla Giustizia, un ringraziamento a Paolo Borsellino, un corrispondere a un debito di riconoscenza che mai salderemo del tutto. E' stato l'espressione concreta del dover essere al servizio della comunità attraverso una partecipazione "alta" alla vita della "polis", finalizzata alla consapevolezza e alla responsabilizzazione critica di ogni cittadino.
Le parole di Roberto Scarpinato, nell'esaltare la cultura delle Istituzioni, sono state anche esempio di adeguatezza comunicativa: hanno assolto al dovere di comprensibilità verso chi ha meno presìdi culturali, senza abbassare il sentimento di autentica Giustizia, che troppe volte viene eluso preferendo la comodità del linguaggio autoreferenziale dei pochi, insensibile al desiderio di conoscere e di crescere culturalmente dei molti. Il suo discorso non ha seguito la celebrazione del "mito" di Paolo Borsellino, tranquillizzante nella sua fissità sterile, ma ha voluto indicare l'Uomo e il Magistrato come suscitatore di coscienze profonde che avvertono l'ineludibile necessità di pensare e di agire nella prospettiva di un positivo cambiamento comune.
Abbiamo appreso dalla stampa che, a seguito della lettera dedicata da Roberto Scarpinato a Paolo Borsellino, è stata aperta presso la Prima Commissione del C.S.M. una pratica per il suo trasferimento di ufficio e che la richiesta di apertura della pratica è stata trasmessa dal Comitato di Presidenza del C.S.M. alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione per eventuali iniziative disciplinari.
L'Associazione Nazionale Magistrati, il 26 Luglio 2012, ha espresso sorpresa e preoccupazione per tale iniziativa ritenendo che quel discorso non possa essere inteso che come "manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, senza riferimenti specifici, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza di comportamenti ed al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali".
Il discorso di Roberto Scarpinato, a nostro parere, merita di essere diffuso, nelle Istituzioni e nelle scuole, tra i concittadini onesti ed impegnati. A titolo di merito per chi ha ricordato un pezzo della nostra storia con la credibilità del proprio passato. Come monito alle tante persone che si stanno formando una coscienza civile o a quelle che possono cedere alla tentazione della disillusione, e come esortazione a tener sempre un comportamento esemplare e onesto nell'interesse dello Stato democratico e costituzionale. Non si tratta di discutere solo della possibilità di un Magistrato (dell'autorevolezza di Roberto Scarpinato) di esprimere le proprie opinioni con la ponderazione e lo scrupolo che derivano dalla delicata funzione svolta, ma anche di assicurare alla collettività italiana il congruo bagaglio cognitivo ed etico.
C'è necessità di parlare con quella che i greci chiamarono "parresia", ovvero con la libertà e il dovere morale di chi non teme di urtare la suscettibilità di alcuno perchè non prevede di aver benefici o debiti nei confronti del Potere.
Per questi motivi facciamo nostre le nobilissime parole della lettera di Roberto Scarpinato a Paolo Borsellino.
4 Agosto 2012
Federico Ferme
C.F. FRM FRC .......
Architetto & Coordinatore Sicurezza Cantieri
Cittadino Semplice Anti-mafia
     

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